Geologia e Mineralogia
Una assoluta varietà caratterizza le rocce che costituiscono i rilievi orografici della Valtellina e della Valchiavenna.
Iniziando dalla parte più occidentale corrispondente alla valle di S.Giacomo e Valchiavenna
(Sulla geologia della zona vedi
Abstract:
Sciesa E.da Il Naturalista Valtellinese 1991 n.2)
, troviamo micascisti, rocce gneissiche compatte e graniti con intrusioni pegmatitiche; nella zona di
Starleggia
e Andossi
(panorama della zona)
si osservano fenomeni carsici concomitanti con la presenza di calcari, mentre nei pressi di
Chiavenna
si notano affioramenti di serpentino e pietra ollare
(Sui minerali della zona di Tanno vedi
Abstract:
Bedognè F. da Il Naturalista Valtellinese 1991 n.2; sulla
val Febbraro
Vedi
Abstract:
Bedognè F. Bonazzola I. Sciesa E. da Idem c.s 1995 n.6).
Per la Val Chiavenna sono da citare i recenti ritrovamenti (E.Mottarella) di notevoli campioni di
monazite
(loc. Vamlera) e
ferroaxinite
(Monte Ferrè), oltre a due importanti minerali segnalati per la prima volta al mondo in valle: la
arrojadite
(già sigismundite-zona dell'Alpe Groppera a Madesimo) e la
chiavennite
(zona di Tanno).
A fine 2004, sono state inaugurate tre nuove sale espositive del Museo della Valchiavenna, dedicate a flora-fauna e mineralogia, che si aggiungono al Parco del Paradiso (Giardino archeologico-botanico) e sono ora visitabili su richiesta e prenotazione (per informazioni rivolgersi al Consorzio per la Promozione Turistica della Valchiavenna in Via Consoli Chiavennaschi 11 a Chiavenna- tel. 0343/57039).
Il versante settentrionale della Valtellina, dalla
Val Codera
alla
Val Masino
(Vedi
Abstract:
Sciesa E.Bedognè F. Perego G. Pezzotta F.da Il Naturalista Valtellinese 1994 n.5)
alla val Fontana, offre una certa continuità dovuta alla presenza di scisti antichi, con l’intrusione di graniti (serizzo-ghiandone) in val Masino e la presenza di serpentine in val Malenco
(sul contatto tra Falda Margna e Serpentiniti vedi
riassunto tesi di laurea
A.Dell’Agosto su Il Naturalista Valtellinese n.4 1993-sulle cromititi della Val Malenco vedi
abstract
E.Sciesa su stesso numero stessa fonte ).
La Val Codera,
va ricordata soprattutto per gli eccezionali campioni di granato almandino-spessartina, il berillo varietà acquamarina (i migliori esemplari risalgono al ritrovamento Colzada di parecchi anni fa), le columbiti ed altri minerali di terre rare.( Vedi in bibliografia: Sante Ghizzoni - Itinerari mineralogici della Val Codera. Federico Motta Editore 1983).
La Val Masino, che comprende come la Val Codera, gran parte del plutone intrusivo granitico di serizzo-ghiandone databile a circa 30 milioni di anni fa, si è sempre distinta per ritrovamenti di un certo rilievo come notevoli campioni di berillo e spessartina al Circo di Zocca, la Compreignacite ed altri minerali rari rinvenuti da G.Perego ed esposti al
di Morbegno.
Recentemente poi sono stati segnalati due ritrovamenti molto interessanti: un campione di oro nativo in millimetriche laminette sul quarzo, in Val di Mello, mentre in Valle di Preda Rossa, ai piedi del ghiacciaio del Disgrazia, sono stati rinvenuti da un’escursionista, notevoli cristalli anche biterminati di quarzo ametista.
Il versante meridionale delle Alpi Orobie, con rocce cristalline paleozoiche e arcaiche, comprende micascisti, gneiss, filladi, conglomerati (tipico quello detto "di Ponteranica"), arenarie(recenti sono i ritrovamenti di
fossili vegetali
(Cassinisia orobica) e di
impronte di tetrapodi (1)
impronte di tetrapodi (2)
(Vedi articolo
Quaderni Valtellinesi- Il Pizzo dei Tre Signori)
e argille.
D'altra parte la Val Gerola è nota non solo per i ritrovamenti di fossili ma anche per bei minerali come il rutilo della Val Bomino o la staurolite associata a cianite, minerali ben rappresentati nella ricca collezione di G.Perego che fa bella mostra di sé presso il Museo di Storia Naturale di Morbegno.
I monti del
gruppo cima di Campo -
cima Piazzi
e quelli posti di fronte, del complesso Padrio - Serottini -
Cevedale,
riprendono le formazioni geologiche delle Orobie, con rocce scistose e spiccato metamorfismo, notevolmente laminate: indice questo di marcata friabilità e franosità. La zona di Sondalo si presenta fitta di intrusioni dioritiche, mentre la
val Grosina
interrompe, con le sue anfiboliti, la continuità degli scisti
(sul rilevamento geologico della
val Viola
vedi
riassunto tesi di laurea
di D.Barbieri E.Muzio su Il Naturalista Valtellinese n.4 1993).
Le principali località mineralogiche dell’alta Valtellina si trovano in comune di Sondalo ed in val Zebrù
(calcite alla vedretta dello Zebrù)
nel cuore del
parco Nazionale dello Stelvio.
A Sondalo è notissima la miniera di arsenico nativo in località Stabiello (passo del Gatto), mentre sopra Bolladore, nella parete verticale della Piatta Grande sono reperibili
cristalli di quarzo
di 3-4 cm perfetti, anche nella caratteristica forma
a scettro,
oltre a minerali come l’aragonite coralloide, la brookite e l’anatasio.
Recente è la segnalazione in Val Dombastone di ritrovamenti di oro nativo, di grossi cristalli di tormalina (var.schorlite) e nella zona di Le Prese, di notevoli cristalli allungati color rosa di zircone.
Nel corso del 2001 sono stati effettuati alcuni interessanti ritrovamenti tra cui segnaliamo: alla miniera di Stabiello un raro minerale di antimonio, la
kermesite,
segnalata molti decenni fa e poi mai più ritrovata e in località Dossa una
tormalina
dalla particolare colorazione tendente al blu. Nel parco nazionale dello Stelvio riveste un certo interesse la fluorite viola della zona di Isolaccia e il giacimento di pirite dell’alta val Zebrù, valle dove si rinvengono altri minerali come fassaite, vesuviana, grossularia, gismondina e zeoliti varie.
A Bormio è da visitare il bel Museo mineralogico e naturalistico creato con grande passione da Edy Romani, dove accanto alle sale dedicate alla fauna locale si possono ammirare non solo i minerali dell'Alta Valle ma anche campioni provenienti da tutto il mondo.
Infine le valli di
Livigno
e tutto l’arco sino al
Gran Zebrù,
si avvicinano, per la conformazione, alle Dolomiti; ci troviamo in presenza di calcari più o meno marnosi, dovuti a depositi marini del mesozoico.
Nelle rocce sedimentarie non sono infrequenti i resti fossili di animali (
ammoniti 1 -
2
e brachiopodi e belemniti) e
vegetali
(Val Federia , Val Alpisella e zona dello Spluga in val Chiavenna).
Questa particolare conformazione del territorio ha favorito gli eventi carsici con la formazione di bellissime grotte come quelle della zona delle
Bocche d'Addae della Val di Rezzalo in alta valle;
fenomeni analoghi in Valtellina, con formazione di grotte lunghe talvolta anche centinaia di metri, si manifestano in bassa valle, nella già citata zona di Starleggia e Andossi,
oltre che nella zona del
Pian dei Cavalli, come nel caso della grotta Ciairina, situata
sulle pendici del Monte Tignoso e raggiungibile abbastanza facilmente attraverso la profonda gola scavata dal torrente che scende dal sovrastante pian dei Cavalli,
mentre nel centro valle, prevalentemente in val Malenco ed esattamente nell'ambito degli imponenti banchi sedimentari delle
coperture mesozoiche della val di Scerscen (
Visita alle grotte)
(Vedi Bibliografia: Viaggio nelle viscere della val di Scerscen-Quaderni Valtellinesi n.73 1° trimestre 2000 e IVM Magazine n.1/2000).
Si è tenuto In val Malenco il 4 agosto 2007 un importante convegno sulle grotte valtellinesi promosso dal CAI Valmalenco e patrocinato dalla Comunità Montana Valtellina di Sondrio, dal B.I.M. e dall’Unione dei Comuni della Valmalenco in cui importanti relatori hanno illustrato le caratteristiche del fenomeno di formazione delle grotte e se ne sono illustrate le caratteristiche.
Sempre in alta Val Malenco, nel corso dell'estate 2001, un gruppo di alpinisti speleologi ha effettuato un'interessante scoperta nella stretta e impervia
valle del Cormor
situata tra Campo Moro e Campo Franscia: una grotta di parecchie centinaia di metri, mai finora segnalata da alcuno, che si sviluppa, in modo del tutto anomalo e originale, all'interno delle tipiche rocce verdi o serpentini della zona.
La grotta è stata attrezzata in modo tale da permetterne la visita ad appassionati adeguatamente equipaggiati e guidati.
Nell’ambito dei fenomeni di erosione, di rilevante interesse sono, senza dubbio, le cosiddette "piramidi di terra di Postalesio" (
foto -
testo e foto
), pinnacoli eleganti e slanciati, formatisi nel deposito glaciale grazie al lavorio nei secoli di torrenti impetuosi, allo scorrimento dell’acqua piovana e solo in parte all’effetto eolico, tutti fattori che hanno consumato i materiali più corrodibili, lasciando all’ammirazione del passante e del turista le attuali guglie protette da curiosi massi che fanno da cappello.
Nella zona e precisamente nella poco lontana valle di Caldenno è da segnalare, nell'ambito della cosiddetta zona raddrizzata meridionale (Austroalpino indifferenziato) e più precisamente nelle litoclasi degli gneiss e paragneiss presenti nell'area, un interessante e recente rinvenimento di cristalli di quarzo con inclusioni di ematite, associati a plagioclasio albite,
mentre nella valle che divide Prà Isio da Prà Maslino, è noto da decenni un importante affioramento di clinothulite rosa suscettibile di lavorazione come pietra dura, simile a quella presente al Pizzo Tremogge.
Nel 1991 è stato costituito a Sondrio, per ricordare la figura del prof.Fulvio Grazioli, illustre collezionista e studioso della mineralogia malenca,
l’Istituto Valtellinese di Mineralogia,
presso Palazzo Martinengo in via Perego, associazione, che intende dedicarsi allo studio della geologia e mineralogia della valle e grazie alla quale si è creata
una sezione staccata del museo dedicata alla collezione del noto ricercatore, messa gentilmente a disposizione degli studiosi e appassionati grazie alla disponibilità
della famiglia (per approfondimenti sui minerali della val Malenco si consiglia di visitare a Sondrio presso il
palazzo Martinengo, l’esposizione permanente per orari di apertura rivolgersi al Museo di Storia e Arte di Sondrio-palazzo Sassi tel.0342/526.269).
A inizio 2005 l'esposizione è stata integrata con la donazione da parte della Provincia di Sondrio della collezione mineralogica provinciale, che giaceva inutilizzata da anni nei magazzini della sede di via V.Veneto.
L' I.V.M. ha organizzato in questi anni, con grande partecipazione di appassionati, numerose escursioni nelle principali località mineralogiche della valle, tra cui possiamo ricordare quelle in
val Sissone,
allo
Sferlun
e in
val Fontana, in Val di Scerscen e varie località svizzere.
L’Istituto ha inoltre promosso la creazione a Sondrio di una sezione staccata del
CNR
(National Research Council), che ha lavorato per vari anni nel capoluogo e grazie alla quale si sono approfonditi gli studi relativi al
nostro territorio e su vari minerali locali.
Quando si parla di importanti aree mineralogiche e di rari cristalli, viene subito in mente la
val Malenco,
(guida mineralogica della valle)
una delle più ricche di tutto l’arco alpino. Questa valle, senz’altro la più famosa nel mondo tra le nostre valli laterali, per le sue
caratteristiche geologiche
e mineralogiche, è una delle mete preferite degli appassionati ricercatori.
Già all'imbocco della valle, lungo la strada che porta all'Alpe Piasci, ci sono state in passato interessanti segnalazioni di piccoli cristalli di rari minerali di titanio e terre rare mentre recentemente sempre nell'area dei Piasci e del Sasso Bianco (versante Val Torreggio), nell'ambito delle formazioni dolomitiche della falda Bernina, ci sono stati ritrovamenti di bei cristalli di quarzo in paragenesi con cristalli di dolomite e galena sia spatica che in cristalli, il più delle volte ricoperti di patine di sali e dolomia. In passato c'era stata già una antica segnalazione del Curioni (1877) in merito ad assaggi minerari per l'estrazione di galena nella zona della Corna di Zana (Val Torreggio-Valle Airale) e più recenti segnalazioni di campioni poco rilevanti di quarzo e galena nella zona del Sasso Bianco e del lago di Arcoglio.
Tra le località più famose citiamo in val Malenco, la
Rocca Castellaccio
sopra Torre S.Maria, luogo classico di ricerche mineralogiche dove è segnalata la rara
artinite
in candidi ciuffi di cristalli aghiformi (ormai quasi introvabile a causa di ricerche dissennate e distruttive). Sciogliendo poi con acido cloridrico la calcite che riempie le litoclasi della scura granatite di questa zona, emergono i cristalli cubici della
perowskite,
altro minerale che assieme alla rara
calzirtite,
a magnetite, diopside , aragonite, melanite, titanite e vesuvianite, si rinviene in questa località.
Nella vicina
val Sora e nelle cave del Crestun
sono segnalati
spessartina,
magnetite,
pirite (1) -
pirite (2)
e braunite
mentre in
val Torreggio,
rose di ferro
(ematite).
Più avanti nella zona dell'alpe Son è presente un notevole giacimento di magnetite con
malachite e crisocolla.
Proseguendo poi nella valle, sopra la capanna Bosio, si apre un’altra importante area mineralogica, quella della
Corna Rossa,
caratteristica anticima del gruppo del Disgrazia. Da questa località e da quelle limitrofe del ghiacciaio di Cassandra, assai difficili da raggiungere (5 o 6 ore di cammino), provengono eccezionali campioni di apatite,
diopside, magnetite, hessonite, andradite e titanite.
Nella vicina Valle dei Giumellini, entro delle vene di calcite e dolomia assai porosa e ricca di magnetite, sono stati segnalati recentemente dei cristalli molto belli e lucenti anche se di dimensioni modeste (i più grandi e meno trasparenti raggiungono però il centimetro) di apatite vetrosa, trasparente e incolore che sottoposti ad analisi da Athos Callegari, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Pavia, sono risultati essere più precisamente cristalli di idrossiapatite come da misurazione dei lati della cella elementare che sono risultati essere: a=9.4183(4), c=6.8812(2). Il ritrovamento va ulteriormente sottolineato per la particolare bellezza dal punto di vista morfologico dei cristalli che presentano una ricchezza di facce certamente non comune.
Sul
monte Braccia
è segnalata la
titanclinohumite
e il
clinocloro var.ripidolite,
in notevoli cristalli.
La
val Sissone
(Vedi articolo:Alla ricerca di minerali in Val Sissone su Concreta Magazine anno II n.3 giugno 1997) si apre in pratica sul
versante Nord del monte Disgrazia
ed è dominata dal suo grandioso anfiteatro glaciale. Oggi è divenuta una meta prediletta dai mineralogisti anche in seguito a vari eventi franosi che a partire dal 1950 hanno trascinato a valle una gran massa di detriti di distacco. Citiamo nelle pegmatiti ed apliti, minerali come:
almandino (spessartina),
titanite,
berillo,
zircone,
allanite
, molibdenite, ortite, scheelite ecc., nei calcefiri :
ottaedri di spinello,
molibdenite,
grossularia,
scolecite,
vesuviana, wernerite, epidoto, clinozoisite,
diopside azzurro,
cabasite ecc., nei graniti, brochantite, crisocolla e
stilbite
( var.stellerite - vedi bibliografia: Brevi note su hydroxyapophillite e stellerite in Val Sissone, IVM Magazine).
Nel corso del 2000 è stato ufficialmente inaugurato a Chiareggio unparco geologico 1-2,(
vedi bibliografia) attraversando il quale, senza spostarsi da Chiareggio, il visitatore può rendersi perfettamente conto della conformazione geologica dell'intera valle (vedi bibliografia: Il parco geologico della Val Malenco, IVM Magazine).
In comune di
Lanzada
va segnalata la presenza del minerale più noto e ricercato della provincia e cioè il demantoide o "granato degli Urali", un granato di un colore che va dal verde smeraldo al verde mela, presente nelle cave di serpentino e amianto della zona
(campione delle cave di Franscia).
Si tratta come nel caso della
cava dello "Sferlun",
località famosa in tutto il mondo per avere dato i più bei cristalli di
demantoide (1)-
(2) -
(3) -
(4) -
(5)
del mondo, di zone di difficile accesso dove ormai il minerale comincia a farsi sempre più raro. Dalle cave vicine a
Tornadri
sono stati estratti notevoli campioni di vesuviana
(1) -
(2) -
(3) -
(4),
ilmenite e
anatasio e
mckelveyte, minerale cui era già stato assegnato in passato il nome di magistrettite in quanto ritenuto nuovo.
Dalla zona di Franscia (nel torrente Cormor si possono ammirare bellissime
marmitte dei giganti),
provengono notevoli campioni di
grossularia chiara,
mentre da quella del Sasso Moro e
Fellaria,
magnetite,
ilmenite,
andradite,
grossularia,
clinocloro,
fluorite viola
e perowskite.
Negli ultimi anni del '900, nella zona del ghiacciaio di Fellaria orientale è stato segnalato il ritrovamento di un'interessante grossularia cromifera (Vedi
Abstracts:
Numero 11 2000 pag.123-124-Note brevi:"Ritrovamento di grossularia cromifera alla Vedretta di Fellaria orientale, Val Malenco, provincia di Sondrio)".
Sopra il paese di
Lanzada
merita attenzione il versante Sud del monte Motta, dove al cosiddetto
"Dosso dei Cristalli"
sono reperibili splendidi cristalli di
quarzo ialino (1)-
(2)-
(3),
perfettamente limpidi, lunghi, nei casi eccezionali sino a 30 cm, quasi sempre associati a
magnesite.
Proprio in quest'area, in prossimità del famoso Dosso dei Cristalli è ormai in fase di realizzazione un interessante progetto che prevede di aprire al pubblico con finalità chiaramente turistiche una delle più caratteristiche miniere di talco della zona, quella in località Bagnada, con inaugurazione di vicino museo dedicato all'attività mineraria della Val Malenco (Vedi articolo in bibliografia:Il Dosso dei Cristalli e la cava di talco della Bagnada).
Appena sopra
Chiesa,
nelle cave del dosso dei Corvi è stata segnalato un isolato ritrovamento di notevoli cristalli di
olivina,
utilizzabili, per la particolare limpidezza, per il taglio a gemma, mentre nelle cave di talco di Primolo della bellissima
actinolite.
Da citare sono poi località come il
Pizzo Tremogge,
con minerali di sicuro effetto come
diopside,
vesuviana,
anatasio e
clinothulite rosa (lavorazione dei minerali di manganese),
il Monte Forno e il passo del Muretto ove è stata segnalata negli ultimi anni, per la prima volta in val Malenco,
l’helvite
(Vedi
Abstract:
Callegari A. Penati F. Benetti F. da Il Naturalista Valtellinese n.1 1990)
e dove sono segnalati notevoli campioni di
grossularia,
scolecite
auricalcite
e
berillo,
la val di Scerscen
(1)
(2)
ove sono stati rinvenuti di recente cristalli eccezionali di
tiragalloite
(Vedi
A bstract
:Callegari A. Sciesa E. Bedognè F. da Il Naturalista Valtellinese n.3 1992)
,
un minerale di manganese e arsenico,
aragonite coralloide
all’interno delle ormai note
grotte,
sagenite
e altri minerali, il Pizzo Canciano e il pizzo Scalino con il
realgar (1)-
(2) e la
titanite.
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